16 agosto 2009

Gossip da quattro soldi

Non è la recensione di un concerto estivo. E' il motivo dominante che ha caratterizzato l'editoriale di insediamento del nuovo direttore del Giornale Radio Rai, Antonio Preziosi, che a inizio agosto ha sostituito Antonio Caprarica.
Per la cronaca, il Giornale Radio Rai è il notiziario radiofonico più ascoltato d'Italia. Ed evidentemente la dottrina "Certe notizie sono solo gossip" deve essersi fatta strada, dal direttore del Tg1 in poi (e dal suo memorabile editoriale).

10/08/09
La più grande dote di un giornalista è l'umiltà. Ne sono sempre stato convinto, perchè siamo testimoni dei fatti e non protagonisti. Voglio ricordarlo a me stesso nel giorno in cui prendo la responsabilità del Giornale Radio Rai. Vorrei farne uno strumento chiaro, completo, comprensibile a tutti. Per far questo occorre pensare in grande senza smettere di ascoltare, osservare, essere semplici e soprattutto non peccare di protagonismo. Immagino un Giornale, ad esempio, in cui l'informazione politica non sia, come scriveva Enzo Forcella addirittura 60 anni fa, un'esclusiva di appena millecinquecento italiani. Una politica spiegata bene, che non confonda i temi alti e veri con il gossip o con il pettegolezzo da quattro soldi. Un Giornale in cui la cronaca, l'economia, gli esteri, la cultura, lo sport, si rendano davvero vicini a tutti. Un Giornale veloce, immediato, con il gusto che storicamente gli appartiene, di arrivare prima di tutti sui fatti e sulle notizie. Ringrazio la Rai per la fiducia. Ringrazio i colleghi che mi hanno accolto con amicizia. Ringrazio voi che ogni giorno vi sintonizzate con noi. Vi promettiamo un Giornale chiaro e onesto, sempre dalla parte di chi ci ascolta. Sono sicuro che ce la faremo.
Antonio Preziosi

04 agosto 2009

Non ci sono più le Quattro stagioni, signora mia

D'accordo, il campione è ben poco statistico e la scelta è praticamente casuale. Il che però - se vogliamo - avvalora la tesi che le rubriche di posta sui giornali sfornino quotidianamente un campionario di umanità straordinario. Come quello di chi scrive a "Specchio dei Tempi" della Stampa, mercoledì 29 luglio: i tassisti che scrivono sui muri, signora mia; le prostitute sotto casa, per l'amor del cielo; la pipì dei cani, che volgarità; i gay al Parco Michelotti, che Dio ce ne scampi. Imperdibile!

1) Lettera di Vincenzo G.
Viaggio molto per lavoro partendo dall'Aeroporto di Caselle. Alcuni giorni fa dopo le procedure di sbarco mi reco presso l'uscita per prendere un Taxi ma non appena fuori urla e schiamazzi attraggono la mia attenzione, mi dirigo verso quel capannello di uomini così rumorosi e incuranti della gente che passando inevitabilmente si ferma a sentire e noto che stanno giocando a carte (con passaggio di denaro) bestemmiano, urlano, muri imbrattati da scritte offensive, giornali buttati a terra e cestini trasformati in tavoli da gioco. Stupito chiedo a un tizio lì presente chi fossero questi signori e lui mi risponde "sono tassisti" (circa una quindicina).
Torno quindi verso il mio taxi e con stupore vedo dall'altro lato della strada due vigili che incuranti di quanto raccontato passeggiano come se nulla fosse...
Ma che biglietto da visita siamo per la nostra città? E perché chi dovrebbe vigilare fa finta di niente?

2) Lettera di Susanna Santoro
Da qualche anno ormai, in via Sansovino, la notte regna il caos. Prostitute sotto i portoni di casa e clienti disturbano la quiete di chi poi, al mattino si reca sul posto di lavoro. L'indecenza dei clienti che molte volte si masturbano all'interno delle auto...
Non
ci affacciamo neanche più alle finestre delle nostre case... e cosa dire delle uscite serali fatte anche dalle nostre figliole e dei loro rientri a casa? E' diventata la "zona a luci rosse"?
Le forze dell’Ordine stanno a guardare... forse nessuno di loro ha figlie e mogli che abitano in questa zona. E’ arrivata l’ora di scendere in piazza?

3) Lettera di M. Schirripa
Mi chiedo dove un cane può fare i suoi bisogni senza dare fastidio. L’altro giorno passeggiavo con i miei 2 cani al guinzaglio nel viale alberato di Corso Castelfidardo e sono stata assalita verbalmente da un signore anziano perché il mio cane stava facendo la pipì su di un albero di fronte al suo portone.
Premetto che uso regolarmente la paletta per raccogliere i bisogni del mio cane. Mi sembra veramente assurdo e inaudito che un cane non possa neanche più fare la pipì sugli alberi. Vorrei dire al “gentile” signore di fare un giro al vicino parco del Palazzo di Giustizia per vedere quello che gli umani sono in grado di fare: materassi, bisogni, scatolette, bottiglie di vetro, per capire forse perché ho deciso di cambiare il mio giro abituale.


4) Lettera di Clara Manfredi
La Stampa ha parlato della chiusura della Terrazza sul Po per troppo rumore. L’altra sera sono andata con mio marito e una coppia di amici, poco distante, a fare due passi al Parco Michelotti dove una volta c'era lo Zoo cittadino e anni fa Experimenta. Siamo rimasti di stucco e come noi altre persone che sostavano con l'aria allibita davanti all'ingresso che adesso invece di Zoo porta la scritta "Safari".
Al cancello, personale addetto chiedeva 12 euro per l'ingresso a una "festa privata", poco oltre, un campo forse da beach volley occupa un'area di passaggio che dovrebbe consentire, in caso di bisogno, il passaggio di mezzi di soccorso. Qua e là, in una atmosfera e un rumore assordante da discoteca, (in un parco!!!!!) coppie di travestiti o omosessuali festeggiava spensierata e incurante di famiglie con bambini e anziani che nell'area limitrofa hanno da anni la loro pista da ballo. Qualcuno di loro, ingenuamente, ha chiesto al bar del ritrovo una bottiglia di acqua minerale, gli è stato risposto che dovevano prima fare il biglietto d'ingresso (12 euro)! Siamo rimasti disgustati. E stamattina portando il cane lungo il Po, ho visto sporcizia dappertutto, bottiglie, lattine, piatti, altro non riferibile, un tappeto di lordume lasciato da questa gente.
Pensare che quel parco negli anni scorsi ospitava attività per famiglie bambini e anziani, era un luogo dove la sera si poteva andare a trascorrere qualche ora al fresco, trovare degli amici, fare due salti al suono di una mazurca.
Perché il Comune di Torino ha sfrattato queste attività per dare il Parco a persone che hanno già loro discoteche e locali più adatti? Chi è stato a dare i permessi, il sindaco o quale assessore? E dove sono il Parco del Po, il Magistrato del Po, le Autorità che in altri casi sono sempre pronti a vietare e a multare?

02 maggio 2009

La regola delle cinque "W"

Ci sono molti modi di fare giornalismo. Uno - non necessariamente il più raro - è quello di cui dà prova "La Stampa" di mercoledì scorso, 29 aprile, nelle pagine torinesi.

L'edizione locale esce infatti con un titolo a tutta pagina, che suona così: "UN FEMMINIELLO AFRICANO FA TREMARE LA TORINO BENE. UN NOTO PROFESSORE PAGAVA CON LA CARTA DELL'ATENEO" E, in occhiello, i dettagli: "Sesso e ricatti: il giro scoperto perché un dipendente di un albergo a 4 stelle copiava i codici delle card".
Messa così, sembra la classica vicenda che non lascia molto all'immaginazione, una tipica storia di prostituzione d'alto bordo, con alcune varianti boccaccesche: il femminiello (africano e non brasiliano, ma va bene ugualmente), il professore universitario, la carta di credito intestata all'ateneo (con buona pace del Ministro Brunetta), i ricatti telematici. Né smentisce quest'impressione il lancio in 15 righe in prima pagina, che ha semmai il merito di infittire ulteriormente la trama della vicenda. Gli ingredienti ci sono tutti (o così sembra): ora non resta che farli funzionare.
Ma la situazione cambia non poco, se uno va a leggere l'articolo per intero, nelle pagine interne della cronaca. Se infatti le prime righe pestano ancora sul tasto del torbido ("una storia triste", "una bizzarra morale", "una specie di femminiello nero, con tanti 'amici' facoltosi", "caldamente sponsorizzato da un personaggio tv"), è il prosieguo dell'articolo a essere francamente sorprendente. Si scopre infatti che il ragazzo africano è attualmente indagato per truffa: l'accusa è di aver "clonato" carte di credito dei clienti di un albergo torinese, presso il quale lavorava come receptionist.
In tutto questo, non si fa il minimo cenno a torbide storie di sesso a pagamento, non vi è più alcun riferimento a ricatti, né alla "Torino bene" che trema: una banale storia di truffe, più o meno telematiche, che coinvolge un immigrato ivoriano ("una specie di femminiello"), un albergo a quattro stelle ("la Torino bene") e una serie di clienti (dell'albergo, non di un presunto giro di prostituzione) che sono forse stati truffati (tra loro presumibilmente anche l'ateneo, che deve aver pagato il pernottamento a qualche ospite, come accade in tutto il mondo, per qualsiasi ente pubblico o privato).
Che cosa c'entri tutto questo con la "bizzarra morale" della storia che il giornalista prova a suggerire, non è dato sapere. Così come non è dato sapere che cosa c'entrino tutti gli altri elementi e perché una ordinaria truffa telematica si sia trasformata improvvisamente in un'oscura vicenda di sesso.
L'articolo si può leggere per intero qui.

01 aprile 2009

Lavorare (gratis) stanca.

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Le pagine torinesi della Stampa di oggi danno il giusto rilievo a una notizia che conferma voci ricorrenti nei corridoi dell'Università di Torino, da alcuni mesi a questa parte. Non era difficile prevedere, infatti, che tra i primi candidati a fare le spese dei tagli ai finanziamenti statali agli atenei vi fossero i contratti di docenza. Si tratta, in moltissimi casi, di contratti di collaborazione coordinata e continuativa che le Facoltà bandiscono per reclutare personale con alta formazione scientifica, da destinare a corsi di insegnamento: corsi che le Facoltà non sono in grado di coprire con i propri docenti e ricercatori, e che dunque sono costrette ad affidare a personale esterno, per lo più precario.
Per avere un quadro organico della questione, è giusto fare alcune premesse. Tra i corsi tenuti da personale a contratto, infatti, vi sono tanto insegnamenti opzionali, quanto corsi e laboratori obbligatori, che sono parte integrante dei curricula degli studenti. Soprattutto in questo secondo caso, le Facoltà si trovano a dover assegnare di anno in anno gli stessi posti, attraverso contratti che terminano a giugno e che sono banditi nuovamente a settembre.
Non si tratta dunque di soluzioni-tampone, per emergenze occasionali sul fronte dell'organico, ma di situazioni persistenti nel tempo: non sono infrequenti i casi di personale a contratto che svolge la propria attività da molti anni per lo stesso corso o laboratorio. E tuttavia si dà il caso che una situazione del genere (per quanto sia la più comoda dal punto di vista economico) abbassi fatalmente la qualità dell'offerta didattica: quando i contratti terminano, i docenti non possono fare appelli d'esame; il compenso è tale da non includere orari di ricevimento per gli studenti, ecc.

Ora, a fronte di questo quadro d'insieme, che già di per sé estende di molto la mappa del precariato sul fronte della ricerca avanzata, La Stampa di oggi conferma che si andrà incontro a un netto peggioramento delle condizioni di lavoro. L'indicazione che sta arrivando dalle Facoltà dell'Ateneo torinese - spiega il quotidiano torinese - sembra infatti essere quello di chiedere ai docenti a contratto (o a molti di essi) di "insegnare gratis, almeno per il 2010, in attesa di tempi migliori". Ora, l'articolo riporta alcuni dettagli del quadro, assieme alle risposte che pare stiano giungendo dai contrattisti: lo si può leggere per esteso qui.
Ma può essere utile fare almeno una precisazione e aggiungere qualche spunto di riflessione a quelli proposti dalla Stampa. In primo luogo, l'articolo sostiene che i professori a contratto ("in tutto sono mille") sono "professionisti che hanno già un altro lavoro e insegnano percependo un contributo che raramente sfora i mille euro al mese". Purtroppo si dà il caso che la realtà sia più complessa: i docenti a contratto sono spesso dottorandi (magari senza borsa) o dottori di ricerca, ovvero non "professionisti con un altro lavoro", ma persone con una formazione scientifica avanzata e certificata da esami e concorsi, che vivono di espedienti o poco più. E poi i loro contratti, almeno nelle Facoltà umanistiche, non si aggirano affatto sui 1.000 euro al mese, bensì tra i 1.000 e i 2.000 ALL'ANNO. Il che, come è noto, è cosa ben diversa.
E' probabilmente utile, inoltre, provare a riflettere su alcune questioni generali, che si riassumono in due domande: quale università è quella che è costretta a offrire ai propri studenti corsi tenuti da docenti non pagati? che progetto di ricerca e di sviluppo scientifico c'è alle spalle dell'idea che ai propri giovani ricercatori debbano essere richieste prestazioni lavorative gratuite?

Del resto, a contorno della vicenda (ma proprio soltanto a contorno?), è utile ricordare che il sistema universitario del quale qui si sta parlando è anche quello che sembra fondarsi sempre più strutturalmente sul ricorso a personale precario, a progetto e a tempo determinato. Lo spiegava bene il censimento del personale precario dell'Università di Torino, pubblicato proprio dalla Stampa il 5 marzo scorso (e reperibile qui e qui). Si tratta di un censimento che "certifica" un dato noto, ma sconcertante: su tutto l'ateneo torinese, i precari rappresentano esattamente il 50% del totale del personale che attualmente lavora in università. Ed è, per inciso, un dato che il Preside di Medicina, Giorgio Palestro, spiega con queste parole: "Il nostro è un circolo virtuoso: produciamo ricerca, abbiamo visibilità e quindi attiriamo fondi. Così facendo, offriamo opportunità a tanti giovani."

05 marzo 2009

Una ronda non fa primavera


Per tre giorni uno non legge i quotidiani e poi è costretto a rincorrere le perle che ha perso per strada.
Come, per esempio, l'intervista a padre Ottaviano Pizzamiglio, parroco di Maria Regina della Pace, chiesa di Barriera di Milano, nella zona nord di Torino. Pizzamiglio guida una comunità localizzata in uno dei quartieri multietnici di Torino, non lontano da Porta Palazzo: una comunità dotata, tra l'altro, di un sito internet ufficiale e financo di alcune pagine dedicate su Facebook,.
La comunità si presenta con queste parole su Facebook: "La Parrocchia Maria Regina della Pace è una parrocchia del quartiere Barriera di Milano di Torino, zona popolosa e multietnica. Sin dalla sua fondazione, e forse ancora di più negli ultimi tempi, la sua presenza vuole essere un invito a trovare Dio, a stare con Lui e a condividere il proprio cammino della vita con gli altri, senza distinzione di sesso, razza, età o religione."

E infatti La Stampa intervista Pizzamiglio a proposito degli episodi di vandalismo che si stanno registrando in Barriera. Ecco qui alcuni passaggi significativi, che al momento non risultano smentiti. Ma si sa che le sintesi giornalistiche...
"Viviamo nel quartiere più multietnico di Torino", spiega il parroco. E continua: "Tutti gli extracomunitari vengono ad abitare qui. Vent'anni fa celebravo 100 matrimoni all'anno, nel 2008 solo 14".

Interrogato sul malessere sociale del quartiere, Pizzamiglio ha le idee chiare: "Con l'Islam c'è una diversità culturale incolmabile. [...] Le donne ti guardano da dietro al velo, mettono subito una distanza." Non solo: "I bambini non hanno la minima idea della cura del corpo e del rispetto, non sono educati, non sanno fare neppure pipì. I maghrebini, in generale, mancano di pulizia, igiene [...] In molti casi sono peggio degli zingari."
Non si tratterà forse di razzismo, chiede prudentemente il giornalista? "No - risponde Pizzamiglio - è vita quotidiana, prova sul campo. Non è razzismo." E poi, prosegue il parroco, c'è un altro problema: "I drogati. Nessuno li vuole: sono maledetti, i veri lebbrosi di oggi. Ma si bucano anche qui, sulle scale della chiesa, davanti alla scuola materna. L'altro giorno non ce l'ho più fatta, ho perso la pazienza: 'Andatevene via. Altrimenti verranno a cacciarvi con i bastoni'."

L'intervista completa a padre Ottaviano Pizzamiglio si può leggere qui.
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03 febbraio 2009

"L'unico Rettore è Donatella"?

L'Università di Torino ha celebrato ieri l'inaugurazione dell'anno accademico. Le pagine locali di Stampa e Repubblica hanno dato il giusto rilievo all'episodio e - ancor più - al contorno di manifestazioni che si sono svolte per l'occasione.
Come è noto, si è trattato delle manifestazioni di protesta organizzate da studenti e precari dell'ateneo torinese, che ritenevano quanto meno "inopportuno" confermare un'occasione di festa, in un contesto culturale e professionale pesantemente minacciato dai tagli ai finanziamenti pubblici.
Chi era alla manifestazione, proprio sul versante dei "precari della ricerca", ha sperimentato sulla sua pelle che cosa significava quell'"inopportunità", che in molti avevano giustamente pronosticato.
Che cosa vi è di opportuno, infatti, in qualche decina di camionette che arriva in pieno centro a Torino alle 9 del mattino, facendo scendere teorie e teorie di poliziotti in assetto antisommossa? Che cosa c'è di opportuno nel cingere d'assedio l'intero isolato del Rettorato, rimasto di fatto impenetrabile dalle 9 del mattino a mezzogiorno inoltrato? Che cosa c'è di opportuno nel creare una mini-"zona rossa" preclusa a qualsiasi forma di espressione democratica del dissenso? E ancora: che cosa c'è di opportuno nel sorvegliare per ore a mezzo metro di distanza (ancora in tenuta antisommossa, perché non si sa mai...) una trentina di dottorandi, assegnisti e contrattisti che armati di vassoi da pasticceria e di qualche thermos cercano di sensibilizzare i passanti con il temibile slogan: "Cornetto e cappuccino a chi boicotta l'ermenellino"? Dottorandi e assegnisti - è bene precisarlo - il cui unico obiettivo era distribuire un volantino con le proprie riflessioni: tra l'altro, sperando di distribuirlo davanti al Rettorato, e non a Cascine Vica, come chi scrive ha cercato di argomentare a un amico con il casco e il parastinchi che lo spostava con delicatezza...
Sono domande che in molti stanno facendo in queste ore. E sono questioni che il Rettore si sarà senz'altro posto, scegliendo di confermare la festa. Una festa che però è stata tutto, tranne che l'occasione perché componenti fondamentali per la vita dell'Ateneo potessero confrontarsi sul senso del proprio lavoro, ancor prima che sperare di rappresentare il proprio dissenso.
A dimostrarlo - per quel che valgono - sono le Fotogallery di Stampa e Repubblica: qui e
qui. Sempre sul sito di Repubblica si possono trovare le due lettere aperte che alcuni docenti e contrattisti hanno inviato al Rettore.
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21 gennaio 2009

In senso buono


Inautenticoblog festeggia il traguardo delle 2.000 visite da maggio 2008 e rilascia la nuova versione 3.0.

Per l'occasione, non possiamo non recuperare una straordinaria intervista al Ministro Tremonti, andata in onda qualche giorno fa al Tg1, quasi in contemporanea con quella trasmessa da "Che tempo che fa" su Rai3.
Era un Tremonti insolitamente ispirato, quello che è andato in onda domenica sera e che - complice un inedito dolcevita grigio a collo alto - si è lasciato andare a una riflessione profonda, quasi teologica. Rispondendo alle domande del direttore Gianni Riotta sull'insediamento di Obama e sulla crisi internazionale, il Ministro dell'Economia ha spiegato che "la crisi è più di là che di qua". Interrogato sulle iniziative per superarla, ha aggiunto: "Se dipendesse da me, isolerei la finanza cattiva e la metterei da una parte. Salverei le famiglie, le industrie e le banche nella parte buona. La finanza derivata e deviata dev'essere staccata, sennò ci porta tutti a fondo". E ha concluso con un auspicio: "Quelli che hanno fatto i disastri devono andare a casa".

E' una bella consolazione sapere che viviamo ancora in un mondo in cui ci sono i buoni e i cattivi. C'è da augurarsi che non dipenda da lui.

19 gennaio 2009

Dimmi la verità, la verità...


E' partito stamane il rinnovato palinsesto di Radio24, che ha il suo punto di forza nella nuova trasmissione di approfondimento, in diretta tutti i giorni alle 9. A sostituire "Viva voce", condotta nel corso degli anni dall'ex-direttore Giancarlo Santalmassi, da Giuseppe Cruciani, da Alessandro Milan, è il nuovo appuntamento "Parliamo con l'Elefante", condotto - manco a dirlo - da Giuliano Ferrara.
La presenza di Giuliano Ferrara nella fascia oraria 9-10, in diretta concorrenza con lo storico "Radio anch'io" di Radio1, segna nettamente il primo palinsesto firmato dal nuovo direttore Gianfranco Fabi, subentrato a Santalmassi dopo il ritorno di Silvio Berlusconi alla Presidenza del Consiglio. Si tratta in effetti di un Ferrara in grande spolvero, che senza sentire il bisogno di alcun contraddittorio, parla per qualche decina di minuti della "guerra di Hamas contro gli Ebrei", spiegandoci finalmente tutta la "verità" (e anche la "morale": sono parole sue) sulla realtà mediorientale.
E' bello pensare che quando non sai dove sta la verità, e quali sono i buoni e i cattivi, e chi ha ragione e chi ha torto, puoi sempre contare su Giuliano Ferrara. Ed è bello sapere che Radio24 ha finalmente rinunciato a quella sua vecchia abitudine del pluralismo, fornendoci finalmente ogni mattina la nostra dose quotidiana di verità.
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26 novembre 2008

In libreria "Il pensiero incompiuto" e il nuovo tomo delle "Opere complete di Gianni Vattimo"

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Prima che il "fannullismo" di Brunetta si abbatta anche sull'Università, ci si difende come si può. E dunque...

E' arrivato in libreria in questi giorni "Il pensiero incompiuto. Ermeneutica, ragione, ricostruzione in Paul Ricoeur", la mia seconda monografia, dedicata al pensiero del filosofo francese scomparso nel 2005. Il volume si propone di fare un bilancio del percorso teorico di Ricoeur, sottolineando i punti d'arrivo e le prospettive aperte dalla sua ermeneutica: dalle riflessioni sulla temporalità e la narrazione, alle indagini sull'identità e la memoria. In questa prospettiva, il pensiero ricoeuriano diventa uno dei punti di osservazione privilegiati per fare un bilancio e riproporre le ragioni dell'ermeneutica filosofica contemporanea. Il volume si chiude con un'intervista a Ricoeur, realizzata nel 2003, durante uno dei suoi ultimi viaggi in Italia.
"Il pensiero incompiuto" esce presso Aliberti Editore, nella collana diretta da Gianni Vattimo e Santiago Zabala. Una scheda di presentazione dettagliata si può trovare sul sito dell'editore, mentre il volume è acquistabile in libreria, oppure on-line.
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Ma per non perdere le buone abitudini, quest'anno a Natale esce anche un nuovo tomo dell'Ermeneutica di Gianni Vattimo. Il volume, curato da Mario Cedrini, Santiago Zabala e dal sottoscritto, rientra nel progetto delle Opere complete di Vattimo, in corso di pubblicazione per Meltemi Editore. Oltre a una guida alla lettura, preparata da noi curatori, quest'uscita comprende "Poesia e ontologia" (1967) e altri saggi di estetica e di riflessione sull'arte, scritti nel corso degli anni '60. Sul sito dell'editore si può trovare una scheda di presentazione, oltre alla possibilità di acquistare on-line il volume, al prezzo di 18,40. Il libro è in vendita anche in tutte le maggiori librerie del Regno, al prezzo di copertina di 23 euro.
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Come direbbe Sophia Loren...
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14 novembre 2008

Italia dei valori

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Uno pensava che la separazione tra diritto e morale fosse tra i fondamenti irrinunciabili dello Stato moderno, da qualche centinaio di anni a questa parte. Ossia, che per essere buoni cittadini di uno Stato fosse sufficiente conoscerne le leggi, perché - quanto ai valori e alle credenze - ciascuno poteva regolarsi come meglio sperava.
Poi sente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che fa una serie di affermazioni di questo tipo, di fronte a una rappresentanza di nuovi cittadini italiani, ieri al Quirinale: "Non c'è dubbio - spiega Napolitano - che per diventare italiani è necessaria una piena identificazione con i valori di storia e di lingua e con i principi giuridici e costituzionali che sono propri della nostra nazione e del nostro Stato democratico; e che noi, d'altronde, dobbiamo tendere a consolidare anche nella coscienza di quanti sono nostri cittadini da sempre". Perciò - conclude il Presidente della Repubblica - è giusto mettere "l'accento su forme di verifica dell'avvenuta piena adesione da parte dei singoli stranieri al nostro sistema di valori e di principi".
Non che il Presidente della Camera Gianfranco Fini si lasci scappare l'occasione, a margine della cerimonia al Quirinale, scoprendo che: "Sono tantissimi quegli stranieri che [...] dopo qualche anno possono diventare italiani. Ovviamente, come ha detto Napolitano, se si riconoscono a pieno nei valori di fondo della nostra società".
Ovviamente...
Verrebbe da chiedersi, a scanso di equivoci, quali siano questi valori di fondo della nostra società. E fortunatamente Fini ne elenca qualcuno: "Penso in particolar modo a quei bambini che già studiano nelle nostre scuole e che fanno il tifo per le nostre squadre di calcio e, in alcuni casi, parlano il dialetto".

Poi va a finire che uno passa per nichilista se si domanda chi abbia deciso quali sono i valori di fondo della nostra società, dove sia conservato il nostro sistema di valori e principi, quando tutto ciò sia stato negoziato.
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